Da leggere con leggerezza

Da leggere con leggerezza

Caro Luca, ieri mentre chiacchieravo via chat con Geremia Pepicelli – che lui nel mentre dipinge i suoi bellissimi quadri continua a fare l’ingegnere in Kuwait – mi ha detto una cosa che mi ha fatto riflettere al punto che ci ho fatto un post sui social e stamattina mi è venuta voglia di parlarne anche a te.
In estrema sintesi, Geremia mi ha detto “Vincenzo, se fossi in te starei attento a non caricare di troppe aspettative il lettore. In certi momenti ho l’impressione che l’importanza che questo lavoro ha per te rischia di diventare un peso che trasmetti a chi ti legge sui social o sul blog. Lasciacele assaporare con leggerezza queste tue Novelle, e vedrai che saranno un grande successo”.
Mi devi credere Luca, Geremia non aveva ancora finito di parlare, anzi di scrivere nella chat, e io già sapevo che aveva ragione, e così ho scritto questo post: “Da leggere con leggerezza. No, perché adesso non vi pensate che state per leggere i racconti di un nuovo Borges, di un nuovo Carver o di un nuovo Hemingway. Sono solo un vecchio Moretti, e questo voglio essere. No, lo dico perché altrimenti finisce come diceva mio padre, nel senso di guagliò, ccà s’è ‘mbriacata ‘a grammatica“.
Sì, figlio mio, viva il vecchio Moretti, viva la leggerezza, viva Italo Calvino, te lo ricordi vero il suo meraviglioso incipit alla prima delle lezioni americane: “Dopo quarant’anni che scrivo fiction, dopo aver esplorato varie strade e compiuto esperimenti diversi, è venuta l’ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio”.
A presto allora, ti lascio con un altro bel dipinto di Geremia, quello che appena lo hai visto mi hai scritto “pa’, ecco un’altra bellissima copertina” e io ti risposto “bellissima, però bisogna trovare prima chi lo scrive il prossimo racconto”. Alla prossima.

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